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‘Ndrangheta: arresti nel Crotonese

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 soggetti appartenenti alla locale di ‘ndrangheta di Cutro e San Leonardo di Cutro, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

 

L’indagine ha preso avvio da due atti intimidatori consumati il 13 novembre 2018 in danno di altrettanti esercizi commerciali di Sellia Marina, davanti ai quali erano state posizionate delle taniche di benzina, ed è stata sviluppata attraverso indagini tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, accertamenti patrimoniali e l’assunzione a sommarie informazioni delle persone offese.

Gli elementi acquisiti nel corso dell’attività investigativa hanno consentito di documentare gli assetti e l’operatività sul litorale ionico-catanzarese delle articolazioni territoriali delle locali di ‘ndrangheta di Cutro (KR) e San Leonardo di Cutro (KR), facenti capo alle famiglie MANNOLO-SCERBO-ZOFFREO-FALCONE, interessate a imporre la propria presenza egemone sul territorio attraverso la commissione di una serie indeterminata di delitti, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo, finalizzati ad imporre il controllo sulle attività economiche.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, è stato disposto il sequestro preventivo e per equivalente di due società intestate ad uno degli indagati, nonché di somme di denaro, rapporti bancari, finanziari, beni mobili ed immobili per complessivi 260.000 euro.

Cutro. Poliziotti salvano famiglia dall’incendio della loro casa

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Due poliziotti della Questura di Crotone hanno salvato un’intera famiglia dall’incendio della propria abitazione. Gli agenti sono stati allertati da diverse persone che, in forte stato d’agitazione, li hanno informati della presenza di persone all’interno di un’abitazione in fiamme in località San Leonardo di Cutro.

Sono riusciti a portare in salvo una donna di 44 anni, la figlia di 21 ed il figlio di 14 dalla casa quasi completamente avvolta dalle fiamme e con all’interno una bombola di gas.

Con due estintori sono riusciti a spegnere il rogo come confermato dal successivo interventi dei Vigili del fuoco. L’incendio è stato causato da un corto circuito nel ripostiglio.

‘Ndrangheta. Protezione delle cosche per lavori e contro estorsioni: 7 arresti

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Indagine 'Coccodrillo' a gruppo imprenditoriale Lobello. Sequestrati beni per 50 milioni di euro.

Avevano ottenuto una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili e forniture di calcestruzzo su Catanzaro e provincia, nonché la protezione da estorsioni di altri gruppi criminali grazie allo stretto legame con esponenti della cosca di ‘ndrangheta Arena di Isola Capo Rizzuto e con altre consorterie operanti sulla fascia ionica-catanzarese. E’ quanto emerso dall’inchiesta “Coccodrillo” condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Dda a carico del gruppo imprenditoriale facente capo a Giuseppe Lobello. Sette persone sono state arrestate – una in carcere e sei ai domiciliari – tre hanno ricevuto una misura interdittiva e sono stati sequestrati beni per un valore di 50 milioni di euro. Complessivamente sono 16 gli indagati.

Le investigazioni, che si sono avvalse anche delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di intercettazioni, hanno evidenziato il legame mantenuto nel tempo dalla famiglia Lobello con il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina e il rapporto con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto e altre cosche del crotonese, tra cui quella riconducibile a Nicolino Grande Aracri.

“Questa indagine vede coinvolto il mondo delle imprese che si relazionano in modo diretto con famiglie di ‘ndrangheta come i Mazzagatti di Oppido Mamertina e gli Arena di Isola Capo Rizzuto. Decine di imprese che noi inseguiamo mentre loro mutano pelle nel corso degli anni per non farsi raggiungere sul piano delle misure di prevenzione, sul piano delle interdittive antimafia e poi sul piano penale“. Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha commentato l’operazione “Coccodrillo”. “Ma questa volta – ha aggiunto – la Guardia di finanza è stata più brava e più veloce ed è riuscita a dimostrare come queste imprese, muovendosi con la complicità delle famiglie di ‘ndrangheta abbiano potuto essere dominanti rispetto ad altre imprese per bene, che rispettano le regole dello Stato, pensando così di riuscire a saturare il mercato nel mondo degli appalti sia pubblici che privati. Sono molto soddisfatto del lavoro svolto dal mio ufficio e dalla Guardia di finanza“.

“Il gruppo imprenditoriale – ha detto il procuratore vicario Vincenzo Capomolla – ha scelto la ‘ndrangheta come strategia imprenditoriale. Negli ultimi 15 anni ha posto in essere rapporti con i gruppi criminali catanzaresi e della provincia di Reggio Calabria. Si tratta di rapporti diretti con esponenti apicali delle cosche da parte di Antonio Lobello e suo figlio Giuseppe per assicurarsi gli appalti e la tranquillità sui cantieri“.

Il gruppo ha gestito anche lavori sui macrolotti della statale 106 con forniture monopolistiche del calcestruzzo fornito dall’impresa Lobello e dall’impresa riconducibile al clan Mazzagatti. Per le opere pubbliche e private nel territorio di Catanzaro è stato fondamentale l’apporto dato alla cosca dagli Arena di Isola Capo Rizzuto.

“Ogni iniziativa – ha aggiunto Capomolla – passava attraverso il contatto diretto di questi imprenditori con la cosca. Basti pensare che sono stati registrati incontri tra Giuseppe Lobello e Nicolino Grande Aracri, boss della provincia criminale di Cutro, che si è recato nella tavernetta del boss per risolvere anche problemi legati alla quotidianità, come piccoli danneggiamenti. Come si è rivolto alla cosca Arena per comprendere il perché del danneggiamento ad un’autovettura. Il rapporto con le cosche garantiva ai Lobello di avere anche quell’alone sul territorio che rendeva riconoscibile l’imprenditore come colui alle cui spalle si trovavano cosche criminali di notevole importanza e pericolosità“.

Il rapporto dei Lobello con le cosche era così diretto, ha spiegato il colonello Carmine Virno, comandante del nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, che era lo stesso Giuseppe Lobello a riscuotere le estorsioni della cosca Arena sui cantieri.

“Giuseppe Lobello raccoglieva per la cosca, faceva da collettore – ha detto Virno – allo stesso tempo la cosca ha preso 25 appalti pubblici per mezzo dell’azienda. I Lobello gestivano tutto ma si affidavano anche ai parenti, come i cognati, mettendoli a capo delle aziende“.

Coldiretti-Campagna Amica, arriva Araclem: la spremuta di arance e clementine realizzata interamente dall’Azienda Agricola Pasquale Russo di Casabona (KR). Sabato 6 marzo la presentazione a Cosenza.

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Sabato prossimo 6 marzo, dalle ore 10,00 alle 13,00, al mercato Coperto di Campagna Amica a Cosenza in Piazza G. Matteotti (ex Caffè letterario) sarà presentata ai cittadini-consumatori e degustata la nuova bibita  Araclem, ottenuta da arance e clementine di origine 100% Calabresi prodotta dall’azienda Agricola Pasquale Russo di Casabona.

 

“L’idea e l’immediata realizzazione  si è concretizzata in contemporanea con il primo lockdown – spiega  Pasquale Russo;  avevamo  grandi timori di vanificare i sacrifici di una stagione agrumicola che ci aveva visti, con soddisfazione e impegno, curare e coccolare ogni pianta presente nell’agrumeto. Dovevamo decidere – aggiunge  – come affrontare questo momento  di grande difficoltà, da qui l’idea della bevanda. Non era ipotizzabile perdere un prodotto di qualità come il nostro quindi ci siamo affidati a professionisti e  avviato questa  nuova sfida effettuando ogni test possibile  per incontrare il favore dei consumatori. Grazie al contributo puntuale  di Coldiretti – prosegue – i mercati sono rimasti operativi, anzi potenziati con la consegna a domicilio. La sfida della nuova bibita  – chiosa – è stata vinta e  con orgoglio e possiamo affermare che diventa patrimonio di chi vuole consumare succo di arancia e clementine di Calabria naturale al  100%” . Quella di Pasquale e della sua famiglia – commenta Fabio Borrello presidente di Coldiretti CZ-KR-VV–  è una storia imprenditoriale di successo; sfruttando le potenzialità della multifunzionalità in agricoltura, ha allargato l’orizzonte produttivo e di mercato. Infatti, oltre a produrre cibo e garantire la sicurezza alimentare, ha tutelato il paesaggio, protetto l’ambiente e il territorio e conservato la biodiversità, gestendo in modo sostenibile le risorse naturali e contribuendo alla tenuta socio-economica. Il giovane agricoltore dal 2013, utilizzando il supporto fornito dalla Coldiretti e da Campagna Amica ha avviato un progetto di vendita diretta dei prodotti aziendali. Un progetto imprenditoriale consolidatosi nel tempo sino divenire, anche grazie all’aiuto del fratello Jonatan, un riferimento nazionale mediate i punti vendita aziendali presenti in diversi Mercati di Campagna Amica del centro-nord, che vengono riforniti costantemente dall’Azienda Russo”.   Deciso e con un grande carattere Pasquale afferma che : “non possiamo e vogliamo piangerci addosso, ma ci aspettiamo che vengano  sempre di più riconosciute e premiate dai cittadini le produzioni a Km zero. Il settore agrumicolo  – aggiunge -è caratterizzato da ripetute crisi di mercato, le piattaforme del nord molto frequentemente  vendono agrumi che provengono da altri paesi anche extraeuropei che contengono spesso residui chimici che da noi sono vietati e questo pone in  serio rischio la salute dei consumatori. Con Araclem da imprenditori facciamo la nostra parte, ci spingiamo in avanti per far emergere le nostre eccellenze capitalizzando le opportunità che abbiamo anche grazie al costante presenza di Coldiretti.   Attendiamo adesso  – conclude – il parere dei cittadini-consumatori.

Frode milionaria allo Stato. Divieto di dimora a Isola Capo Rizzuto per Antonella Stasi

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Antonella Stasi, ex presidente facente funzioni della Regione Calabria è indagata nell’operazione “Erebo Lacinio” condotta dalla Guardia di Finanza di Crotone su una presunta frode ai danni dello Stato nel settore delle energie rinnovabili e del traffico illeciti di rifiuti.

E’ stata raggiunta dalla misura cautelare di interdizione per un anno dall’attività professionale e divieto di dimora nel comune di Isola Capo Rizzuto, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della procura distrettuale guidata da Nicola Gratteri.

In qualità di titolare di una società agricola che produce energia elettrica tramite una centrale a biogas, è accusata di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla una truffa del valore di oltre 14 milioni di euro per la percezione indebita di incentivi pubblici dal 2011 al 2018.

Divieto di dimora e interdizione dall’attività professionale per un anno per altre tre persone mentre due avranno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Antonella Stasi, vicepresidente della giunta regionale capeggiata da Giuseppe Scopelliti, nel 2014 diventò presidente facente funzioni.

SS106: dibattito a più voci, ma manca voce.

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“Una superficialità dell’amministrazione comunale di Crotone, non partecipare all’incontro dibattito con i sindaci della Magnagraecia”, è quanto afferma Vincenzo Calzona del Comitato per la Provincia della Magna Graecia.

 “L’assenza di un rappresentante del Comune di Crotone all’incontro tenutosi a Cariati, che aveva come oggetto quello di organizzare una comune strategia per richiamare l’attenzione dei Governi, regionale e centrale, sulla importante arteria stradale attesa da decenni, è, a mio avviso, da ritenersi una leggerezza abbastanza grave.
In primis perché l’iniziativa dei Comuni Jonici attraversati dalla SS106 a nord di Crotone, finalmente corale e politicamente trasversale, può, e deve, diventare un modello di riferimento, aldilà della istituzione o meno di una nuova provincia, da utilizzare in tutte le vertenze che questo ampio territorio ha in atto con le principali controparti: Regione, Stato, Unione Europea, Enti pubblici e grandi imprese, ma non solo.
In questo caso specifico, poi, è ancora più grave, perché l’iniziativa è tesa all’ottenimento di riportare all’attenzione dei Governi, centrale e regionale, la costruzione della nuova SS106 nel tratto a nord di Crotone, attesa da decenni
Se non si approfitta di questo momento storico offerto dalle particolari circostanze, potendo pure contare sulla disponibilità di alcune Parlamentari del Governo in carica, c’è il rischio che la costruzione di questo tratto di strada finisca nuovamente nel dimenticatoio. Tutto questo sarebbe imperdonabile oltre che irrispettoso nei confronti dei morti e dei feriti che, in tutti questi anni, hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più alto delle conseguenze degli incidenti che si sono verificati su quella parte di tracciato della statale.
Tenuto conto poi che questo modello di iniziativa fatto da concertazione e coralità d’intenti ha procurato positivi risultati riguardo alla progettazione del tratto di strada statale che va da Crotone a Simeri, davvero non si può comprendere come i rappresentanti del Comune più importante, che dovrebbe esso stesso essere capofila di ogni iniziativa analoga per il riscatto di questo pezzo di terra, che poi sia più ampio del Comune o della attuale provincia non dovrebbe dispiacere a nessuno, e nel quale , disponendo dell’unico e moderno aeroporto esistente, potrebbe addirittura assumere un ruolo baricentrico e strategico, possano colpevolmente sottovalutare occasioni di questo tipo.
Da Crotonese ho un po’ di rammarico perché vorrei tanto che l’Amministrazione che ho sostenuto e votato, non si prestasse a perpetuare la logica fallimentare, ancora in atto dalle nostre parti, dove piuttosto che ritrovarsi insieme e far fronte comune per il fatto di essere d’accordo sul 95% degli argomenti, si inizi a discutere rigidamente e pregiudizialmente sul 5% del restante, con il risultato che non si riesca mai a raggiungere obiettivi ed anzi si arretri territorialmente, salvo poi recriminare ed invidiare i territori delle Province circostanti che invece vanno avanti e raggiungono traguardi”.

Vincenzo Calzona — Comitato per la Provincia della Magna Graecia