Reggio Calabria. A palazzo San Giorgio presentato l' “Educational Goal 2024-2025”
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Svolta nelle indagini sulla morte di Francesco Marando, l’ex commerciante di 54 anni di San Luca trovato morto in uno stabile alla periferia di Bovalino, a ridosso della statale 106, in provincia di Reggio Calabria. Due fratelli, di cui uno minorenne, sono stati sottoposti a fermo dai carabinieri con l’accusa di aver ucciso l’11 gennaio scorso il padre. I due giovani sono accusati anche di occultamento di cadavere e porto abusivo di armi. L’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di un’accesa discussione nata da dissidi familiari di lunga data. A sparare sarebbe stato il fratello maggiore. I fermi sono stati eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Locri, con il supporto del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia e della Stazione di Bovalino. Le indagini, coordinate dalla Procura di Locri diretta da Giuseppe Casciaro e dalla Procura per i minorenni di Reggio Calabria diretta da Roberto Di Palma, hanno permesso di ricostruire l’accaduto anche grazie ai filmati dei sistemi di videosorveglianza e alle dichiarazioni del figlio maggiore. Tra la vittima e i due figli ci sarebbe stata un’accesa discussione nata da dissidi familiari di lunga data al culmine della quale il fratello maggiore avrebbe esploso alcuni colpi di pistola calibro 38 contro il padre uccidendolo sul colpo. Subito dopo, assieme al fratello, il giovane avrebbe nascosto il corpo in un locale interrato dell’abitazione facendo sparire l’arma del delitto. Solo il giorno successivo, i due congiunti hanno chiamato i soccorsi. Un ritardo che ha insospettito i carabinieri. In seguito a un accurato sopralluogo sulla scena del crimine, gli investigatori sono riusciti a chiarire parte della dinamica dei fatti grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio. Il resto lo ha raccontato il figlio maggiore che si è presentato spontaneamente in caserma, accompagnato dai suoi legali. Durante l’interrogatorio, il ragazzo ha indicato il luogo in cui avevano abbandonato l’arma del delitto. La pistola, a tamburo calabro 38 e priva di matricola, infatti, è stata trovata in un’area isolata del comune di Ardore, all’interno di un sacco che conteneva anche bossoli e diverse munizioni, tutte dello stesso calibro. Gli accertamenti balistici e tecnici sul materiale saranno fondamentali per ricostruire con precisione gli eventi. Intanto, il 18 gennaio è stata recuperata pure l’autovettura della vittima, nascosta in una zona remota dell’agro di Bovalino. La pistola e l’auto sono stati sottoposti ad accertamenti approfonditi da parte del personale specializzato della Sis di Reggio Calabria e del Ris di Messina, al fine di raccogliere ulteriori elementi probatori. Le indagini della Procura di Locri e della Procura dei minori di Reggio Calabria proseguono nel tentativo di ricostruire il movente e le dinamiche che hanno portato all’omicidio. Per farlo, i carabinieri stanno passando al setaccio i rapporti familiari e il contesto in cui è maturato il delitto. Gli inquirenti, infatti, vogliono verificare se ci sono eventuali responsabilità di terzi oltre a quella dei due fratelli arrestati.
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Una capotreno è stata aggredita per essersi rifiutata di far salire un uomo privo di biglietto su un treno Intercity che da Milano Centrale era diretto a Siracusa. L’aggressione si è verificata a Gioia Tauro, mentre il treno si trovava in una fase di sosta, dove l’aggressore, sprovvisto del biglietto, voleva salire sul treno per recarsi a Reggio Calabria. Cosa che gli è stata impedita dalla capotreno che, per questo motivo, è stata strattonata dall’uomo. Quest’ultimo ha anche schiaffeggiato la capotreno prima di allontanarsi dalla stazione ferroviaria e far perdere le proprie tracce. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polfer che, oltre a informare la Procura di Palmi, stanno cercando di risalire all’identità del soggetto. Dopo aver denunciato l’aggressione, la vittima dell’aggressione si è recata al pronto soccorso dove i sanitari hanno certificato quattro giorni di prognosi non riscontrando conseguenze gravi o fratture in seguito all’aggressione.
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Nella notte del 18 gennaio 1994, durante un servizio esterno, in prossimità del km 420 della A-2 Salerno – Reggio Calabria, gli Appuntati Scelti Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, effettivi all’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Palmi, insospettiti da un’auto, si avvicinarono per effettuare un controllo. Fu allora che dalla vettura vennero sparati numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dei militari che furono feriti mortalmente. Le successive indagini consentirono di ricondurre l’agguato a una strategia criminale, propria delle cosche di ‘ndrangheta calabrese e di mafia siciliana, che negli anni ’90 fu particolarmente aggressiva nei confronti delle Istituzioni e dei loro rappresentanti. Sabato scorso 18 gennaio, in occasione del 31° anniversario di quell’evento, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, alla presenza del Gen. B. Riccardo Sciuto, Comandante della Legione Carabinieri “Calabria” e le autorità civili, militari e giudiziarie assieme ai familiari delle vittime, hanno ricordato i loro colleghi caduti nel vile attentato. La commemorazione ha avuto inizio a Palmi, presso la Concattedrale, con la messa in suffragio dei militari caduti, officiata dal S.E.R. Mons. Giuseppe Alberti, Vescovo della Diocesi Oppido Mamertina – Palmi, per poi proseguire, con una deposizione di una corona d’alloro, presso l’area di sosta dell’autostrada prima dell’uscita di Scilla, ove fu perpetrato l’attentato e dove oggi si trova il monumento alla memoria dei 2 Carabinieri. I militari e i familiari non hanno mancato, anche quest’anno, di far sentire la loro presenza, a testimonianza dell’inscindibile vincolo che lega nel tempo i militari in servizio, i commilitoni caduti nell’adempimento del dovere e le famiglie che hanno perso i loro cari.
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L'analisi dell'Assessore: "La città si sviluppa attorno al concetto di cultura e lo fa con la consapevolezza delle sue potenzialità e del valore dei suoi cittadini, che già da ragazzini nelle aule scolastiche imparano a crescere culturalmente ed a muoversi in un contesto che, passo dopo passo, continua il suo percorso di rinascita e si proietta verso altri traguardi"
"La nostra città è tra le dieci candidate a Capitale italiana della Cultura 2027 e questo è già un grande risultato. E’ chiaro che partecipiamo per vincere, ma aver superato la prima selezione dovrebbe inorgoglirci ed aiutarci a credere che possiamo ambire alla vittoria finale". E' quanto afferma in una nota l'Assessore all'Istruzione del Comune di Reggio Calabria Anna Briante. "Dobbiamo crederci perché il progetto con il quale Reggio Calabria si è presentata all’Italia intera è un progetto di valore in sé. Ed arriva nel bel mezzo di un percorso avviato negli anni, grazie alla buona programmazione attivata dall'Amministrazione Falcomatà, e che ormai da lungo tempo ha iniziato a raccogliere i risultati che merita. La città si sviluppa attorno al concetto di cultura e lo fa con la consapevolezza delle sue potenzialità e del valore dei suoi cittadini, che già da ragazzini nelle aule scolastiche imparano a crescere culturalmente ed a muoversi in un contesto che, passo dopo passo, continua il suo percorso di rinascita e si proietta verso altri traguardi". "Questo primo traguardo - aggiunge Briante - ci suggerisce che possiamo e dobbiamo migliorare l’offerta culturale e la sua accessibilità, possiamo e dobbiamo sostenere lo sviluppo dell’imprenditorialità nei settori culturali perché con la cultura “si mangia” e la cultura “offre nutrimento”. Da assessore alla Città consapevole e quindi all’Istruzione sono orgogliosa della mia Città e dell’impegno quotidiano della comunità educante reggina, fatta di insegnanti preparati, dirigenti competenti e collaboratori generosi che remano tutti verso un unico obiettivo, contribuire alla crescita di cittadini sempre più consapevoli". "La scuola - afferma ancora l'Assessore - a partire da quella dell’infanzia, risponde ad un bisogno di cultura che negli ultimi decenni le tecnologie hanno amplificato, offrendo stimoli costanti alla conoscenza ed alla creatività. E le istituzioni scolastiche del nostro territorio non si sono fatte trovare impreparate, rendendosi negli anni promotrici di una progettualità ampia e varia sui temi della cultura umanistica, delle arti e delle scienze. I nostri studenti sono abituati a partecipare a centinaia di competizioni nazionali ed internazionali e spesse volte, dalla Primaria all’Università, portano a casa riconoscimenti eccellenti. E’ anche grazie a loro che oggi, Reggio Calabria, raggiunge un risultato per molti insperato, ma che invece risulta meritato e gratificante, a prescindere dalla vittoria finale".