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Emergenza maltempo. Tridico scrive alla presidente Von Der Leyen e al Commissario Fitto

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L’europarlamentare Pasquale Tridico, già candidato alla presidenza della Regione Calabria per il campo progressista, ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e al commissario Ue per la Coesione e le Riforme Raffaele Fitto, per segnalare la grave emergenza causata dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna.

«Questa mattina – scrive Tridico – ho inviato, insieme al collega Giuseppe Antoci, una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al commissario Ue per la Coesione e le Riforme, Raffaele Fitto, per segnalare la grave emergenza causata dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna. I danni sono ingenti e riguardano infrastrutture, servizi essenziali e attività economiche. Ho chiesto alla Commissione di seguire con attenzione l’evoluzione della situazione e di valutare, sulla base delle stime ufficiali, l’eventuale attivazione dei meccanismi di solidarietà dell’Unione europea, incluso il Fondo di solidarietà Ue, per garantire un sostegno rapido e concreto ai territori colpiti».

Maltempo in Calabria. Occhiuto: “pronti a chiedere lo stato di emergenza nazionale”

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“Siamo pronti a chiedere lo stato di emergenza nazionale“. E’ l’annuncio del presidente della regione Roberto Occhiuto che insieme alla Protezione civile regionale da ieri monitora le emergenze causate dal maltempo di queste ore. “Il governo regionale – scrive in una nota il Governatore – è in costante contatto con il governo nazionale, proprio stamane ho ricevuto una chiamata dal ministro Matteo Salvini, che con il Mit sta seguendo l’evolversi della situazione. Siamo pronti a chiedere lo stato di emergenza nazionale e valuteremo tutte le iniziative necessarie da intraprendere, con risorse nazionali e comunitarie, per risollevarci insieme nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile. Nelle ultime 48 ore la Calabria è stata colpita dalla violenza del ciclone Harry con forti venti, piogge torrenziali e mareggiate sulle coste. La nostra regione ha vissuto e sta vivendo momenti di grande apprensione. Secondo le previsioni il peggio dovrebbe essere ormai alle spalle e, nelle prossime ore, le condizioni meteo dovrebbero gradualmente tornare alla normalità. Fortunatamente non si registrano né vittime né feriti: fondamentali il tempestivo lavoro di informazione e le misure di prevenzione adottate nei giorni precedenti l’arrivo della tempesta. La macchina dei soccorsi – sottolinea Occhiuto – ha funzionato e sta funzionando perfettamente. Desidero ringraziare la Protezione Civile regionale, che si conferma una delle migliori del Paese, e il suo direttore generale, Domenico Costarella; i Vigili del fuoco, tutte le forze dell’ordine, i volontari, i sindaci dei Comuni colpiti, e la popolazione che ha seguito con attenzione le indicazioni delle autorità competenti senza mettere a rischio la propria incolumità. Nelle prossime ore inizieremo la conta dei danni“.

Caraffa del Bianco. Scoperto arsenale con armi da guerra e razzi anticarro

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Armi da guerra, munizioni, esplosivi e anche razzi anticarro. I carabinieri hanno sequestrato un vero e proprio arsenale nella Locride, nel territorio del Comune di Caraffa del Bianco, in provincia di Reggio Calabria. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di un fusto di plastica, nascosto tra le pietre di un muro di contenimento, in un’area particolarmente isolata e difficilmente accessibile. All’interno del contenitore c’era un fucile d’assalto tipo kalashnikov, completo di caricatore e munizioni, un fucile semiautomatico calibro 12 con matricola abrasa, una doppietta dello stesso calibro, tre bombe anticarro di tipo M-60 e altri tre razzi anticarro. Secondo i carabinieri il quantitativo e il tipo di armi trovate farebbero pensare a un utilizzo per attività criminali di elevata pericolosità. Sul posto sono intervenuti gli artificieri antisabotaggio del Comando provinciale di Reggio Calabria che, isolata e messa in sicurezza l’area, hanno fatto brillare gli ordigni. Sempre nella stessa zona, all’interno di un casolare abbandonato, sono stati trovati altri quattro fucili e una pistola Smith & Wesson, insieme a diverse munizioni di vario calibro.

Calabria. Al via il nuovo progetto FAI "Il Percorso dei Mulini" sostenuto dal programma “I Luoghi Del Cuore”

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Il Percorso dei Mulini, 77° classificato con 6.418 voti al censimento, è un’area naturalistica che attraversa il territorio del borgo di Amato, nell’entroterra della provincia di Catanzaro, testimonianza della tradizione molitoria che ha caratterizzato il luogo nei secoli passati: camminando lungo il sentiero, che percorre in costa un versante scosceso, si incrociano infatti i ruderi di sei mulini – tutti di proprietà privata - sorti in prevalenza fra Sei e Settecento. Tra i meglio conservati vi è il “mulino di Caligiuri” chiamato anche “mulino dei Greci”, il cui nome rimanda all’insediamento di un gruppo di Albanesi avvenuto nel XV secolo, impropriamente chiamati “Greci” dagli abitanti locali, ma anche alla storica vocazione di scambi di quest’area della Calabria, che si trova nella parte più stretta della regione, circostanza che ha favorito storicamente passaggi e attraversamenti. Il Mulino dei Greci, rimasto in funzione fino alla metà del XX secolo, era il più importante della zona per coloro che volevano far macinare il proprio grano, ma rappresentava anche il punto di incontro per chi, durante l'estate, desiderava fare un bagno, data la presenza nell’area di cascate di diversa altezza: un vero e proprio elemento identitario, in cui tutti si riconoscevano. Alla storia centenaria di questo luogo si affianca la natura, elemento centrale del Percorso dei Mulini di Amato: una faggeta secolare, pini, querce, lecci e felci costituiscono un patrimonio ambientale rilevante. Essenze naturali e specie animali interagiscono tra loro in un ambiente connotato dalla presenza del torrente di fondovalle, la cui acqua, un tempo copiosa, veniva sfruttata dai mulini. A lungo in abbandono, la riscoperta della valle si deve a Mattia Servino, cittadino di Amato ed ex studente del Liceo Scientifico Siciliani di Catanzaro, il quale, grazie alla partecipazione nel 2022 al “Torneo del Paesaggio” un concorso per le scuole organizzato proprio dal FAI, ha progressivamente attivato cittadini e istituzioni per la riscoperta e la valorizzazione di quest’area. Il grande coinvolgimento ha visto in prima linea la Pro Loco, di cui ora Mattia fa parte, che ha promosso la raccolta voti al censimento e ha già riqualificato alcuni percorsi. Il progetto candidato dal Comune di Amato, sostenuto dal programma “I Luoghi del Cuore”, ha l'obiettivo di rendere percorribile in sicurezza e di valorizzare il tratto di sentiero che parte dalla località Greci e conduce ai mulini. Nello specifico, si prevede il posizionamento di cartelli e staccionate in legno, in particolare lungo i tratti più esposti su pendii molto ripidi, protezioni tanto più necessarie con l’aumento della fruizione della valle. Il progetto, del costo totale di 30.000 euro, risulta accolto e ottiene un contributo di 22.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.

Welfare, rinviato a giovedì 22 gennaio il primo degli incontri con i Comuni d’ambito convocati dall’assessore Straface

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Rinviato, causa maltempo, a giovedì, 22 gennaio, alle ore 10,30, il primo dei cicli d’incontri, presieduti dall’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, che si svolgeranno alla Cittadella regionale e coinvolgeranno, secondo un calendario articolato, tutti gli Ambiti territoriali sociali della Calabria. Nella sala verde sono convocati gli Ambiti territoriali sociali della provincia di Cosenza, con i Comuni capofila di Cosenza, Acri, Amantea, Cariati, Castrovillari, Corigliano-Rossano, Montalto Uffugo, Paola, Praia a Mare, Rende, Rogliano, San Marco Argentano, Trebisacce e San Giovanni in Fiore. Alle ore 15.00, poi, sempre nella Sala Verde, l’incontro è dedicato agli ATS della provincia di Reggio Calabria, con i Comuni capofila di Reggio Calabria, Caulonia, Locri, Melito Porto Salvo, Polistena, Rosarno, Taurianova e Villa San Giovanni. Rimane confermato l’appuntamento di venerdì 23 gennaio, previsto alle ore 10.30 nella sala oro. Sarà la volta dei Comuni d’Ambito delle province di Crotone e Vibo Valentia (Crotone, Vibo Valentia, Cirò Marina, Mesoraca, Serra San Bruno e Spilinga) mentre alle 14.30, nella Sala Verde, si chiuderà con quelli della provincia della città capoluogo (Catanzaro, Lamezia Terme, Soverato e Soveria Mannelli). In questo quadro, l’assessore Straface, ha chiesto espressamente ai Comuni capofila degli Ambiti territoriali sociali di estendere l’invito alla partecipazione agli incontri a tutti i Comuni afferenti ai rispettivi Ambiti, al fine di garantire un coinvolgimento pieno e rappresentativo dell’intero sistema territoriale. Il percorso di confronto è finalizzato all’analisi della situazione attuale del sistema regionale dei servizi sociali, con particolare riferimento alla gestione associata degli interventi, alla qualità della programmazione, al monitoraggio delle azioni e alla rendicontazione delle risorse destinate alle politiche sociali.

 

 

Crans Montana. La pedagogista Renzo: E' il fallimento educativo di una generazione, se filmare diventa più importante di salvarsi la vita.

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Se davanti al fuoco non cerchi l’uscita ma accendi la fotocamera, il problema non è la tecnologia. È l’educazione. Se in un momento di pericolo la priorità diventa riprendere, condividere, ottenere visibilità, allora qualcosa si è spezzato prima, molto prima. Non è istinto, non è leggerezza: è una gerarchia dei valori completamente rovesciata.
Ed è su questo che, come adulti e come comunità educante, dobbiamo fermarci senza alibi.

A PARLARE È LA PEDAGOGIA, NON LA CRONACA. A sollevare una riflessione che, partendo dalla tragedia di Crans-Montana dove hanno perso la vita 40 ragazzi e ne sono rimasti feriti altri 116, interroga il mondo educativo, è la pedagogista Teresa Pia Renzo, con un’esperienza ultraventennale nella formazione della prima infanzia, che invita a spostare lo sguardo dalle responsabilità tecnico-giuridiche alla responsabilità formativa che riguarda famiglie, adulti, modelli educativi e uso distorto della tecnologia. Non per giudicare, ma per comprendere ciò che sta accadendo ai ragazzi nel modo in cui leggono la realtà. 

FILMARE UNA TRAGEDIA NON È UN ATTO NEUTRO. È UNA SCELTA. In una situazione di pericolo – ricorda ancora - l’essere umano è chiamato a proteggersi, a fuggire, a cercare salvezza. Quando questo non accade e l’azione istintiva viene sostituita dalla ripresa video, significa che la percezione del reale è stata alterata. Il dramma diventa contenuto. Il rischio diventa spettacolo. La vita viene sospesa in attesa di un like. Questo non è coraggio, non è lucidità: è incapacità di attribuire valore alla propria esistenza e a quella degli altri. 

LA CULTURA DELL’HORROR COME INTRATTENIMENTO. Viviamo in un tempo in cui il pericolo affascina, la paura genera audience e la tragedia diventa virale. La tecnologia, in sé neutra, viene piegata a una logica perversa: documentare invece di agire, osservare invece di intervenire, condividere invece di mettersi in salvo. È una deriva culturale che non nasce nei ragazzi, ma negli adulti che hanno smesso di insegnare il confine tra ciò che si può mostrare e ciò che va prima vissuto, affrontato, rispettato. 

A QUATTORDICI ANNI NON SI PUÒ ESSERE ADULTI. La domanda educativa è inevitabile: cosa ci facevano ragazzi di 14 o 15 anni in un contesto notturno, adulto, ad alto rischio? Non è moralismo, è responsabilità. Un adolescente non ha ancora gli strumenti emotivi, cognitivi e decisionali per gestire certe situazioni. Consentirlo non è libertà, è abdicazione educativa. Non è fiducia, è delega. Non è amore, è disattenzione mascherata da concessione. 

LA POSSIBILITÀ ECONOMICA NON GIUSTIFICA L’ASSENZA DI LIMITI. Offrire tutto non significa educare. Consentire tutto non significa crescere. La possibilità economica non giustifica l’assenza di limiti. Anzi, li rende ancora più necessari. Educare significa insegnare l’attesa, la conquista, la gradualità. Significa dire dei no. Significa proteggere, non esibire. Quando un ragazzo viene messo in condizione di vivere esperienze per cui non è pronto, il rischio non è solo fisico: è identitario. 

GENITORI: IL PRIMO DISPOSITIVO DI SICUREZZA. Prima delle norme, prima dei controlli, prima delle indagini, esiste un presidio educativo che non può essere delegato e quello è la famiglia. Il monitoraggio, la presenza, l’accompagnamento non sono forme di controllo, ma di cura. Un genitore che educa non lascia semplicemente andare: osserva, valuta, limita quando serve. Perché la libertà, senza struttura, diventa esposizione al pericolo. 

TECNOLOGIA SENZA EDUCAZIONE È UN AMPLIFICATORE DI RISCHIO. Il punto, quindi, non è demonizzare i social o i dispositivi digitali. Il punto è l’assenza di educazione all’uso. Senza una guida adulta, la tecnologia amplifica il narcisismo, anestetizza l’empatia e trasforma l’esperienza in prestazione. Insegna a mostrarsi, non a comprendere. A riprendere, non a reagire. A esserci online, anche quando nella realtà si sta rischiando tutto. 

RIPARTIRE DALL’EDUCAZIONE, PRIMA CHE DALL’EMERGENZA.  Purtroppo – conclude Teresa Pia Renzo - la tragedia di Crans-Montana non può essere archiviata come un mero fatto di cronaca. È uno specchio. Riflette una generazione cresciuta senza argini, senza allenamento al pericolo, senza educazione al limite. Se non ricostruiamo il ruolo educativo degli adulti – genitori, scuola, comunità – continueremo a contare conseguenze invece di prevenire cause. E continueremo a confondere la visibilità con il valore, anche quando è la vita stessa a chiedere di essere messa al primo posto.