Nella giornata del 1 Aprile, personale della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, in sinergia con militari del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza e tecnici dell’ARPACAL, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, hanno posto sotto sequestro preventivo un’area di circa 60 mq nel Comune di Lamezia Terme, località Sant’Eufemia. I militari constatando una situazione in essere di diffusa presenza di reflui fognari nei canaloni che costeggiano la strada via Europa del Comune di Lamezia Terme – Sant’Eufemia, risalendo gli stessi a monte hanno accertato che dalla parte sottostante un chiusino, ubicato all’interno di una fitta vegetazione, vi era la presenza di un foro dal quale fuoriuscivano ingenti quantità di reflui fognari che, attraverso canaloni paralleli alla viabilità limitrofa, confluivano nel torrente Cantagalli per sfociare infine in mare, con grave rischio per l’ecosistema marino costiero. L’area, dell’estensione di 60 mq, sotto la quale insiste un tratto di rete fognaria, nelle prossimità della fuoriuscita dei reflui fognari è stata posta sotto sequestro. Al momento sono in corso le indagini da parte del gruppo interforze ambientale, costituito nel mese di ottobre del 2025 dall’attuale Procuratore della Repubblica ff – che direttamente lo coordina unitamente ai due Sostituti assegnati al gruppo 1 indagini, specializzato in materia di reati ambientali, per individuare le eventuali responsabilità di quanto accertato. Le analisi effettuate da parte dell’ARPACAL hanno riscontrato elevati valori di Escherichia coli sia nel punto di fuoriuscita dei reflui fognari che alla foce del fiume Bagni. Si precisa che, per il principio della presunzione d’innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagini in relazione alle vicende sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.
Il Comune di Vibo Valentia, ente capofila dell’Ambito territoriale sociale n. 1, rende noto che in data odierna si è regolarmente svolta la prova preselettiva relativa al concorso pubblico, per titoli ed esami, finalizzato all’assunzione a tempo pieno e indeterminato di n. 9 assistenti sociali (area dei Funzionari e dell’elevata qualificazione) da destinare al Servizio sociale dei Comuni dell’ATS n. 1 di Vibo Valentia. Alla prova erano ammessi 268 candidati, dei quali si sono presentati in 101. La Commissione esaminatrice, presieduta dal segretario generale Domenico Libero Scuglia, ha proceduto alla suddivisione dei partecipanti in tre gruppi, assicurando un’organizzazione ordinata e conforme alle disposizioni previste dal bando. Tutti e tre i gruppi hanno regolarmente sostenuto la prova preselettiva su supporto informatico, prova che si è svolta in un clima sereno e privo di criticità. I candidati che hanno superato la preselezione sono 32, ora ammessi alle successive fasi concorsuali, costituite da una prova scritta e da una prova orale. Tutte le successive comunicazioni relative al concorso verranno pubblicate sul sito istituzionale del Comune di Vibo Valentia, nella sezione dedicata ai concorsi. Non nasconde la sua soddisfazione per questa prima, importantissima fase appena conclusa, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Vibo Valentia, Lorenza Scrugli: “Quella di oggi rappresenta una svolta epocale per il nostro Ambito territoriale. È il risultato di un percorso lungo, impegnativo e soprattutto condiviso da quasi tutti i Comuni che ne fanno parte. Stiamo costruendo una struttura stabile e qualificata che darà frutti non solo nell’immediato, ma soprattutto negli anni a venire, garantendo servizi sociali più forti, più organizzati e più vicini ai bisogni delle persone. Questo traguardo è frutto di un lavoro corale, portato avanti con grande impegno sia dalla parte politica sia dagli uffici, rappresentati dalla dirigente Carla Montesanti: a loro il mio ringraziamento per la dedizione e la professionalità dimostrate. Questo è un esempio concreto di come la collaborazione istituzionale possa tradursi in un miglioramento reale per tutti i cittadini”.
Nel panorama del giornalismo e della letteratura del Novecento, poche figure risultano tanto incisive, divisive e difficili da incasellare quanto Oriana Fallaci. Inviata di guerra, intervistatrice temuta dai potenti, narratrice capace di scandagliare le contraddizioni più intime dell’esistenza, la Fallaci, ex partigiana, ha attraversato la storia con uno sguardo lucido e una scrittura che non ha mai cercato consolazioni. Dai fronti del Vietnam e del Medio Oriente fino alle stanze del potere, il suo giornalismo si è imposto per un tono diretto, privo di filtri, spesso spiazzante. Restano emblematiche le sue interviste a protagonisti della scena internazionale come Henry Kissinger, che definì quell’incontro “il più disastroso” della sua carriera, Yasser Arafat, Indira Gandhi e Ayatollah Khomeini, di fronte al quale si tolse il velo in un gesto destinato a restare nella memoria collettiva. Opere come Penelope alla guerra, Niente e così sia e Se il sole muore fondono reportage e scrittura personale, mentre testi più tardi come La rabbia e l’orgoglio, nati all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, rivelano una voce sempre più radicale e divisiva. Eppure, dietro la figura pubblica, si muove un’altra Fallaci: inquieta, vulnerabile, attraversata da interrogativi irrisolti. È proprio questa dimensione più intima ad aver guidato l’incontro conclusivo della quarta edizione di DOMINAE, rassegna promossa da sos KORAI e dedicata a donne capaci di interrogare il presente, nella Cappella dei Nobili a Tropea. A chiudere il ciclo, un ritratto profondo e non convenzionale, tracciato dalla professoressa Bruna Quattrone e condotto da Samantha Marinella. Dopo i saluti istituzionali del Priore Giuseppe Maria Romano e della presidente Beatrice Lento, la riflessione si è sviluppata intrecciando la figura della Fallaci con quelle di Sibilla Aleramo, Emily Dickinson e Alda Merini. Ne è emersa una costellazione di rimandi: la ribellione ai ruoli imposti di Aleramo, la tensione amorosa e assoluta della Dickinson, la profondità dolorosa della Merini. In questo intreccio, la Fallaci si rivela come una sintesi potente e irrisolta, capace di tenere insieme forza e fragilità, desiderio e conflitto. Lo sguardo della relatrice si allontana volutamente dall’icona della giornalista combattiva per restituire una donna segnata da esperienze profonde, attraversata da una tensione interiore costante. Una figura controversa, certo, ma sempre coerente nel suo rifiuto del compromesso. Fulcro dell’incontro è stato Lettera a un bambino mai nato, testo tra i più intensi della sua produzione. Qui la scrittura si fa confessione, dialogo interiore, spazio di interrogazione radicale. Non più cronaca, ma coscienza. Nel confronto con una vita solo immaginata, emergono domande che restano aperte: cosa significa scegliere di mettere al mondo un figlio? È sufficiente il desiderio? È legittimo decidere per un’altra esistenza? È in questo spazio che si inserisce il tema dell’aborto, affrontato dalla Fallaci lontano da ogni schema ideologico. Non una tesi, ma un conflitto. Non una risposta, ma una ferita. La possibilità di interrompere una vita diventa interrogazione radicale sulla libertà: è davvero una scelta libera, o il punto più alto della solitudine? E quanto pesa, nel tempo, quella decisione? La dedica del libro, a chi non teme il dubbio, diventa così la sua vera chiave di lettura: abitare la complessità senza cercare scorciatoie. Le esperienze personali dell’autrice, tra perdite e relazioni difficili, si trasformano in materia universale, capace di parlare oltre ogni confine individuale. Accanto a questa dimensione, trova spazio anche Un uomo, dedicato a Alexandros Panagulis. Un libro che è insieme testimonianza e atto d’amore, in cui la scrittura diventa memoria e resistenza. La morte di Panagulis segna una frattura insanabile, trasformando l’amore in assenza definitiva. Negli anni successivi, soprattutto dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la voce della Fallaci si fa ancora più netta, confermando una personalità incapace di mediazioni. Una radicalità che trova un ultimo, simbolico sigillo nella scelta della parola incisa sulla sua tomba, al Cimitero degli Allori: “Scrittore”. Non una provocazione, ma una dichiarazione di principio. Rifiutare il termine “Scrittrice” significa sottrarsi a una categoria percepita come limitante, rivendicando invece una dimensione universale della scrittura, oltre il genere. Non una donna che scrive, ma una voce che testimonia. L’incontro si è concluso senza risposte, ma con molte domande e con una partecipazione intensa e attiva. Il pubblico, numeroso e coinvolto, ha contribuito significativamente al dibattito, trasformando l’evento in uno spazio condiviso di riflessione. Segno tangibile del successo della rassegna, capace di creare non solo ascolto, ma pensiero. È forse proprio questa la forza di DOMINAE: non celebrare figure femminili immobili, ma restituire vite complesse, attraversate da contraddizioni, ancora capaci di interrogare il presente. Un arrivederci al prossimo anno, con nuove storie e nuove voci di donne pronte, ancora una volta, a mettere in discussione il nostro tempo.
La Presidente di sos KORAI
ODV per i diritti delle donne
Dott.ssa Beatrice Lento
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