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Tropea. Perchè il dolore non sia l'ultima parola: Srebrenica coscienza dell'umanità!

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Ci sono serate che non si limitano a commemorare una tragedia ma interrogano le coscienze. È quanto è accaduto l’11 Luglio a Palazzo Santa Chiara, dove Tropea ha celebrato la Giornata Internazionale dedicata al Genocidio di Srebrenica, un momento di profonda partecipazione civile che ha trasformato la memoria in responsabilità e il ricordo in un impegno concreto per la pace. Promossa da Alexandra ETS, sos KORAI ODV e dal Club per l’UNESCO di Tropea, con il patrocinio del Comune di Tropea, della Provincia di Vibo Valentia, della Pro Loco di Tropea e della Consulta delle Associazioni, l’iniziativa ha riunito cittadini, rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura attorno a una domanda che riguarda ogni essere umano: come impedire che ciò che è accaduto possa avvenire ancora? Ad aprire e moderare l’incontro è stato l’Avv. Emanuele Giudice, Presidente di Alexandra ETS, che ha accompagnato il pubblico lungo un percorso di riflessione in cui i contributi di Joshua Evangelista, giornalista e responsabile della comunicazione di Gariwo, e di Beatrice Lento, psicologa e presidente di sos KORAI ODV, si sono fusi in un’unica voce, capace di intrecciare storia, psicologia, etica e diritti umani in una narrazione corale. A oltre trent’anni dal genocidio di Srebrenica, non si è voluto soltanto ricordare il luglio del 1995, quando oltre ottomila uomini e ragazzi bosniaci musulmani furono assassinati, migliaia di civili deportati e innumerevoli donne sottoposte a stupri sistematici utilizzati come deliberata arma di guerra. Si è voluto comprendere  come l’essere umano possa arrivare a negare l’umanità dell’altro perché il genocidio non nasce mai all’improvviso. Non inizia con i massacri ma molto prima. Comincia quando si divide il mondo in “noi” e “loro”. Quando la differenza diventa motivo di sospetto. Quando la discriminazione si trasforma in normalità. Quando il linguaggio priva l’altro della sua dignità e il vicino di casa diventa improvvisamente un nemico. È in questo lento e impercettibile processo che prende forma ciò che Hannah Arendt definì la banalità del male. Una delle riflessioni più profonde emerse nel corso della serata. Il male non sempre assume il volto del mostro, molto  più spesso indossa quello della normalità e cresce nell’obbedienza cieca, nell’incapacità di interrogarsi, nella rinuncia a riconoscere nell’altro una persona. Proprio per questo la memoria diventa uno strumento di prevenzione. Ricordare Srebrenica significa imparare a riconoscere i primi segnali dell’odio  perché ogni genocidio attraversa tappe riconoscibili: la classificazione delle persone, la discriminazione, la disumanizzazione, la propaganda, la persecuzione e nessuna società puó dirsi immune. Tra le pagine più dolorose di quella tragedia, la riflessione si è soffermata sul corpo delle donne, trasformato dalla guerra in territorio politico. Lo stupro non fu un effetto collaterale del conflitto fu una strategia militare. Un’arma utilizzata per distruggere l’identità di un popolo e spezzarne il futuro. Il corpo femminile divenne il luogo sul quale esercitare il potere assoluto della violenza. Eppure, proprio da quei corpi feriti è nata una delle più straordinarie forme di resistenza che la storia contemporanea conosca. Non una resistenza armata ma una resistenza morale. Donne che hanno trovato la forza di testimoniare. Madri che hanno trasformato il lutto in impegno. Figli nati dalla violenza che hanno rifiutato di lasciare che fosse l’odio a definire la propria identità. Associazioni che continuano a opporsi al negazionismo e alla glorificazione dei criminali di guerra, chiedendo soltanto ciò che rende possibile ogni autentica riconciliazione: verità, giustizia e memoria. In queste storie  il dolore smette di essere soltanto una ferita e diventa responsabilità e speranza. Tra i segni più intensi della serata, il Fiore di Srebrenica ha parlato con la forza silenziosa dei simboli. Nato dalle mani delle donne sopravvissute al genocidio, quel piccolo fiore racchiude un’intera storia. Undici petali ricordano l’11 luglio 1995, il bianco custodisce il lutto per l’innocenza delle oltre ottomila vittime, il cuore verde racconta la speranza: quella che la verità continui a vivere, che la giustizia non venga soffocata dal negazionismo e che la memoria continui a generare pace. Il fiore invita a non restare prigionieri del passato. Nel corso della serata è emerso con forza anche un altro messaggio fondamentale: la guerra non termina quando tacciono le armi. Continua nei corpi delle donne che l’hanno attraversata e nei figli nati dalla violenza e nelle coscienze. Ma proprio lì, dove la violenza tenta di imporre vergogna e paura c’è chi sceglie di interrompere la trasmissione dell’odio. Non cancellando il trauma ma trasformandolo in parola per un’autentica politica di pace che non dimentica ma  decide che il male non avrà l’ultima parola. La riflessione si è allargata ai territori della Bosnia ed Erzegovina, ricordando come per secoli popoli, culture e religioni diverse abbiano convissuto nello stesso spazio, dimostrando che la diversità non rappresenta una minaccia ma una ricchezza. Quando però la politica alimenta la paura, quando il linguaggio costruisce nemici e quando la propaganda sostituisce il dialogo, anche le società più ricche di pluralismo possono precipitare nell’abisso. È una lezione che riguarda tutti. Non soltanto i Balcani. Non soltanto l’Europa ma ogni comunità che desideri costruire il proprio futuro sulla dignità della persona e sul rispetto dei diritti umani. Molto toccanti sono state anche le testimonianze di tre autorevoli personalità impegnate nella difesa dei diritti umani e della pace. Maud de Boer-Buquicchio, già Vice Segretaria Generale del Consiglio d’Europa, già Relatrice Speciale delle Nazioni Unite e oggi membro della Commissione Pontificia per la Tutela dei Minori, oltre che cittadina onoraria di Tropea, Leda García Pagán, Ministra per i Diritti Umani del Governo dell'Honduras e Francesco Femia, cofondatore del Council on Strategic Risks di Washington. I loro vissuti hanno confermato come la difesa dei diritti umani non conosca confini geografici e come la memoria di Srebrenica appartenga ormai alla coscienza dell’intera comunità internazionale. A suggellare la serata è stata l’emozionante interpretazione del Maestro Emilio Aversano, pianista di fama mondiale, che con la Sonata op. 31 n. 2 “La Tempesta” di Ludwig van Beethoven ha affidato alla musica ciò che, talvolta, le parole non riescono più a esprimere. Le note hanno attraversato la sala come una preghiera laica, hanno custodito il dolore e lasciato spazio alla speranza. La commemorazione si è conclusa con grande successo di pubblico nonostante l’afa di questo torrido luglio e il suo messaggio vuole continuare. Continua ogni volta che scegliamo di non essere indifferenti,  ogni volta che rifiutiamo il linguaggio dell’odio, ogni volta che riconosciamo nell’altro un essere umano prima ancora della sua appartenenza, della sua religione, della sua cultura o della sua storia. La memoria non è un esercizio rivolto al passato è una responsabilità del presente. Serve a riconoscere i primi segni dell’intolleranza quando ancora sembrano innocui. Serve a impedire che il pregiudizio diventi discriminazione. Serve soprattutto a educare. Per questo, nel corso della serata, è emersa con forza una convinzione condivisa: il futuro appartiene alle nuove generazioni. Sono i giovani il luogo in cui la memoria può diventare cultura, dialogo e pace. A loro spetta il compito di attraversare i muri che dividono, di disarmare i pregiudizi, di custodire la verità senza trasformarla in rancore. Perché ricordare non significa alimentare l’odio ma impedirgli di trovare ancora una casa. Tropea, ieri sera, ha scelto di fare proprio questo e i giovani e giovanissimi presenti all’incontro hanno lasciato nei cuori la gioia della speranza e la fiducia nell’oggi e nel domani. In un tempo in cui guerre, conflitti e nuove forme di disumanizzazione continuano a ferire il mondo, la commemorazione di Srebrenica assume un significato cogente. E forse il messaggio più profondo lasciato dalla serata è racchiuso proprio nel piccolo Fiore di Srebrenica: undici  petali bianchi, un cuore verde. Un simbolo nato dalle mani di donne che la guerra aveva tentato di annientare e che, invece, hanno scelto di continuare a vivere, a testimoniare e ad amare. Quel fiore non parla soltanto delle vittime. Parla di ciascuno di noi e ci ricorda che la speranza non nasce quando il dolore finisce, nasce quando qualcuno decide che quel dolore non avrà l’ultima parola.

Tropea 12 Luglio 2026

Dott.ssa Beatrice Lento

Presidente di sos KORAI ODV

Tropea ed il 3° posto nelle richieste degli acquirenti stranieri. Il Sindaco Macrì: " far crescere Tropea senza perdere i Tropeani"

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Tropea conquista il terzo posto nella classifica nazionale dei comuni costieri più richiesti dagli acquirenti stranieri elaborata da Gate-away.com, il principale portale immobiliare dedicato al mercato internazionale e rilanciata da Il Sole 24 Ore. Un risultato che conferma un trend ormai consolidato e che, ancora una volta, certifica il crescente posizionamento internazionale della nostra destinazione. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di provenienza, con oltre il 23% delle richieste complessive. «Per noi – dichiara il Sindaco Giovanni Macrì – non si tratta di una sorpresa. Da anni sosteniamo che Tropea non è più soltanto una straordinaria destinazione turistica, ma un luogo scelto per viverci, investire e costruire un progetto di vita. Ed è proprio questo il dato che considero più importante.» «Chi acquista una casa – prosegue – non è un semplice turista che trascorre qualche giorno di vacanza. È una persona o una famiglia che decide di legare il proprio futuro ad un territorio, che vi soggiorna per lunghi periodi dell’anno, che entra a far parte della comunità, che contribuisce all’economia locale e che, attraverso il pagamento delle imposte, partecipa anche alla vita della città. È un valore aggiunto enorme, soprattutto quando proviene da un mercato come quello statunitense, caratterizzato da una capacità di spesa elevata e da una forte propensione agli investimenti di qualità.» Il Sindaco invita però a leggere con attenzione anche il dato relativo alla posizione occupata da Tropea nella graduatoria. «Siamo terzi – spiega – ma questa classifica non può essere interpretata senza considerare due elementi fondamentali. Il primo è che Tropea dispone di un’offerta immobiliare estremamente limitata: in appena 3,5 chilometri quadrati lo spazio edificabile è ormai quasi completamente esaurito. Il secondo è rappresentato dai prezzi degli immobili, che nella nostra città partono mediamente da valori almeno tripli rispetto a quelli delle altre località presenti nella classifica, arrivando in molti casi ad essere anche di gran lunga superiori. È evidente, quindi, che il nostro terzo posto non misura una minore attrattività, ma riflette un mercato molto più ristretto e con costi di accesso decisamente più elevati.» «È vero – aggiunge – che il nuovo Piano Strutturale Comunale, approvato dalla nostra amministrazione nel 2024, consentirà nei prossimi anni di ampliare l’offerta abitativa. Era uno degli obiettivi strategici che ci eravamo prefissati. Tuttavia, sono convinto che neppure questo sarà sufficiente a soddisfare una domanda internazionale che continua a crescere con ritmi straordinari e che continuerà inevitabilmente a sostenere valori immobiliari molto elevati.» Accanto alla soddisfazione, però, il Sindaco richiama l’attenzione anche su quello che definisce «il rovescio della medaglia». «Negli ultimi anni – sottolinea Macrì – Tropea ha conosciuto un progressivo e preoccupante spopolamento. Abbiamo perso circa mille residenti, dato che rimane tale anche considerando i nuovi proprietari stranieri che scelgono di trasferire qui la propria residenza. Parallelamente, nei comuni vicini come Parghelia, Drapia e Ricadi si sono formate vere e proprie comunità di famiglie tropeane che hanno deciso di trasferirsi fuori città.» «Le ragioni sono sotto gli occhi di tutti. Da una parte il mercato immobiliare è diventato proibitivo per molte famiglie con redditi medi, sia per acquistare che per prendere una casa in affitto. Dall’altra, è comprensibile che molti proprietari trovino economicamente più conveniente destinare il proprio immobile al mercato turistico o venderlo a valori molto elevati, scegliendo poi di trasferirsi nei comuni limitrofi.» «È un fenomeno che osserviamo ormai da tempo nelle grandi città e nelle destinazioni turistiche di maggiore successo. Se da un lato rappresenta la dimostrazione della forza attrattiva di Tropea, dall’altro rischia di impoverire progressivamente il tessuto sociale della città, privandola di quella comunità residente che costituisce la vera anima del nostro territorio.» «Per questo – conclude il Sindaco – considero questi dati straordinariamente positivi, perché certificano un prestigio internazionale costruito negli anni con programmazione, promozione e investimenti. Allo stesso tempo, però, rappresentano anche un monito. La sfida del futuro non sarà soltanto continuare ad attrarre investimenti e nuovi residenti internazionali, ma riuscire a garantire ai nostri giovani e alle nostre famiglie il diritto di continuare a vivere nella propria città. È questo l’equilibrio che una buona amministrazione ha il dovere di perseguire: far crescere Tropea senza perdere i Tropeani.»

La barca da crociera Chaplin dell’Accademia Navale di Livorno nel porto di Tropea

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Fino a lunedì 13 la barca da crociera Chaplin dell’Accademia Navale di Livorno, definita uno yacht di classe dal suo progettista Carlo Sciarelli, notoriamente una delle più belle realizzazioni di Sangermani negli anni Settanta, resterà nel Porto di Tropea con a bordo le terze e quarte classi dell’Accademia, prima di proseguire la sua crociera nel Mediterraneo, toccando Palermo dopo Tropea e proseguendo poi per la Spagna e Malta. Lo riferisce il Sindaco Giovanni Macrì che nella mattinata odierna (sabato 11) ha ricevuto in Comune il Capitano di Fregata Gian Luigi Cantini accompagnato dal luogotenente Giuseppe Durante, comandante del Loca Mare di Tropea. Nel corso dell’incontro molto cordiale, Cantini che ha consegnato al Primo Cittadino il cappellino ufficiale Sport Velico Chaplin, si è detto molto meravigliato della bellezza straordinaria della Città e del suo patrimonio identitario e naturale, da Santa Maria dell’Isola all’atmosfera autentica del borgo. È stato espresso grande apprezzamento, da parte degli autorevoli ospiti, per il metodo di lavoro complessivo che si sta portando avanti in tutte le direzioni, tanto per continuare ad internazionalizzare l’immagine dei Tropea, quanto per continuare ad elevare con equilibrio servizi e standard di qualità della destinazione turistica, sia per l’ospite che per i residenti. Il Sindaco ha ringraziato il Capitano di Fregata Cantini ed il Luogotenente Durante per la graditissima visita nella Casa Comunale, sottolineando la confermata attenzione della Marina Militare per Tropea, fatto che – ha detto Macrì – ci inorgoglisce e può essere certamente annoverata tra le attestazioni più importanti, preziose ed anche eleganti, proprio come la Chaplin nel nostro Porto, che continuano ad arrivarci.

 

Torna il festival di stand up comedy. L'appuntamento è per il 24 e 25 luglio 2026 nel Teatro del Porto a Vibo Marina

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Dopo aver conquistato il pubblico con due edizioni da tutto esaurito, "Chi c*u t'arridi?"** torna a infiammare l'estate vibonese. Il primo festival di stand up comedy di Vibo Valentia si prepara infatti a riportare sul palco alcuni dei protagonisti più apprezzati della comicità italiana, confermando una formula che ha saputo intercettare un pubblico sempre più ampio e trasversale. L'appuntamento è per il 24 e 25 luglio 2026 nel Teatro del Porto, lo spazio allestito in Piazza Satriani a Vibo Marina dall'Associazione Altrove con il supporto del partner tecnico Service Live Srl. Una cornice ormai riconoscibile che, anche quest'estate, si trasformerà in un luogo dedicato allo spettacolo dal vivo e alla condivisione culturale. Nato per portare anche a Vibo Valentia uno dei linguaggi più vivaci e contemporanei della scena teatrale italiana, “Chi c***u t'arridi?” è oggi molto più di una semplice rassegna di comicità: è un progetto culturale che punta a rinnovare l'offerta di eventi del territorio, offrendo occasioni di incontro, riflessione e divertimento attraverso il linguaggio irriverente, autentico e senza filtri della stand up comedy. Ragioni che hanno portato il Comune di Vibo Valentia, con l’assessorato alla Cultura e al Turismo, a sostenere e patrocinare la manifestazione anche per questa seconda edizione, come spiega l’assessore Stefano Soriano: “L’amministrazione Romeo crede fermamente nel valore di questo progetto e nella capacità dei loro promotori di offrire un prodotto pensato con cura e qualità: caratteristiche che riteniamo fondamentali per regalare al pubblico vibonese ed a tutti i vacanzieri momenti di svago anche diversi e originali. Sono certo che anche questa edizione saprà regalare risate e divertimento”. Ad aprire il festival, giovedì 24 luglio, sarà Velia Lalli con "Era meglio morire da piccoli". Tra le artiste che hanno contribuito maggiormente alla diffusione della stand up comedy in Italia, Lalli è autrice e performer capace di trasformare temi sociali, politica, famiglia e relazioni in una narrazione ironica e pungente. Con il suo stile diretto e intelligente è diventata uno dei riferimenti della comicità contemporanea italiana. La chiusura, venerdì 25 luglio, sarà affidata ad Andrea Perroni, che porterà in scena "Meglio dal vivo". Attore, comico, imitatore, doppiatore e volto noto della radio e della televisione, Perroni propone uno spettacolo che unisce monologhi, racconti, musica e imitazioni, costruendo un dialogo continuo con il pubblico e confermando la sua grande versatilità artistica. Il festival è promosso dall’Associazione Altrove, che oltre al patrocinio del Comune di Vibo Valentia può contare sul sostegno di partner commerciali che continuano a credere nella crescita culturale del territorio e nelle iniziative dell'associazione.

L’edificio dell’Istituto delle suore della carità passa al Comune di Vibo Valentia.

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Un immobile di grande pregio sito nel centro storico della città, e dal notevole valore economico, diventa proprietà del Comune di Vibo Valentia. L’edificio è la sede dell’“Istituto delle suore della carità sotto la protezione di San Vincenzo de’ Paoli”, sito in via Corsea, di fronte alla sede del Conservatorio “Torrefranca”. La Giunta comunale guidata dal sindaco Enzo Romeo ha infatti approvato l’autorizzazione alla sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita. Un lungo iter che si conclude dopo mesi di interlocuzioni e contatti condotti direttamente dal primo cittadino e dai dirigenti comunali con i vertici romani dell’Istituto delle suore di carità, dopo incontri che si sono tenuti sia nella capitale che da Vibo Valentia in teleconferenza. Relazioni proficue che hanno portato quindi ad un risultato di grande importanza per la città. L’operazione, resa possibile attraverso la compensazione dei debiti tributari del venditore, cifra di circa 250mila euro, minima rispetto al valore dell’immobile, consente al Comune di acquisire la piena proprietà senza esborsi immediati, razionalizzando la gestione patrimoniale e ponendo le basi per un intervento di rigenerazione urbana. “Questa acquisizione - dichiara il sindaco Romeo - è un passaggio fondamentale per Vibo Valentia. Parliamo di un edificio di valore, che entra stabilmente nel patrimonio comunale e che potrà diventare un punto di riferimento per nuove funzioni pubbliche. Ora ci attiveremo immediatamente per reperire i finanziamenti necessari alle opere di ristrutturazione e adeguamento, così da restituire alla comunità uno spazio moderno, sicuro e pienamente funzionale. È un’operazione che guarda lontano e che conferma la volontà dell’amministrazione di investire sul territorio e sulla sua crescita”.

Tropea. Il sindaco Macrì interviene nel dibattito nazionale sulla riforma elettorale

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Le preferenze possono rappresentare uno strumento di necessaria igiene democratica dentro istituzioni che, Parlamento in primis, continuano spesso ad essere abitate da dinosauri politici, senza differenziazione di sesso, non sempre distintisi negli anni per capacità, efficienza, visione e performance. Reintrodurre il voto di preferenza significa restituire ai cittadini la possibilità di scegliere, valutare, premiare o spazzare via chi non ha brillato per operatività e risultati, bonificando l’apparato democratico da rendite di posizione troppo lunghe e troppo protette. Ne è convinto il Sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, intervenendo nel dibattito nazionale sulla riforma elettorale promossa dal centrodestra che prevede un impianto proporzionale con premio di maggioranza e che divide soprattutto sul tema delle preferenze. Da una parte, infatti, c’è chi ne sostiene l’introduzione come strumento di scelta diretta degli eletti; dall’altra chi, anche in modo trasversale, teme che il voto di preferenza possa ridurre la rappresentanza femminile nelle istituzioni. L’esperienza concreta di Tropea – sottolinea ancora Macrì – dimostra esattamente il contrario. Le ultime elezioni comunali hanno confermato che, con il voto di preferenza, le donne non soltanto vengono elette, ma possono risultare tra le più votate e assumere ruoli centrali nelle istituzioni e nel governo della città. Il problema, quindi, non è la preferenza in sé. La vera discriminante è il radicamento, il lavoro politico, la credibilità personale, la capacità di rappresentare una comunità, la militanza, la coerenza e la visione. Le donne – aggiunge il Primo Cittadino – non hanno bisogno di essere raccontate come una categoria da proteggere dentro una riserva indiana politica. Quando lavorano, si impegnano, dimostrano competenza, presenza sul campo e capacità amministrativa, vengono scelte dagli elettori, entrano nei governi e dimostrano che non esiste alcuna barriera automatica d’ingresso legata al voto di preferenza. A Tropea, infatti, la Giunta comunale vede una presenza femminile maggioritaria: tre assessore su quattro, pari al 75%, e tre donne su cinque componenti dell’esecutivo se si considera anche il Sindaco, pari al 60%. Il caso Tropea, quindi, introduce nel dibattito nazionale un esempio che arriva direttamente dal Sud e che smonta una narrazione troppo comoda: le preferenze non penalizzano necessariamente le donne. Semmai costringono tutti, uomini e donne, a misurarsi con il consenso reale, con il territorio, con la reputazione costruita giorno dopo giorno. Con il merito. È questa – conclude Macrì – la politica che serve: meno nominati, meno rendite di posizione, meno dinosauri protetti dai listini e più eletti scelti direttamente dai cittadini.