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Maltempo. Allerta arancione domani in Calabria: scuole chiuse a Catanzaro, Lamezia, Crotone, Vibo Valentia e Pizzo

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La Protezione civile regionale ha diffuso un messaggio di Allerta Arancione per la giornata di domani per condizioni di spiccato maltempo. Alla luce dell’allerta, il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, il sindaco di Crotone Vincenzo Voce,  il sindaco di Lamezia Paolo Mascaro, il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo ed il sindaco di Pizzo Sergio Pititto hanno disposto la chiusura delle scuole per la giornata di domani giovedì 27 marzo. “𝐿’𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑎 - 𝑟𝑖𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎 𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑜, 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖, 𝑖𝑣𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖 𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑖𝑛𝑓𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎 𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑓𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑖 𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑎𝑡𝑖, 𝑎𝑠𝑖𝑙𝑖 𝑛𝑖𝑑𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑖 𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑎𝑡𝑖 𝑒 𝑙𝑢𝑑𝑜𝑡𝑒𝑐ℎ𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒 𝑙𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑑 𝑒𝑥𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒. 𝑆𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒, 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑝𝑟𝑢𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖”.

 

Catanzaro. Danneggiata sede della società a2a

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La notte scorsa ignoti hanno danneggiato la sede di Catanzaro della A2a, società multiservizi che opera nei settori ambiente, energia, calore, reti e tecnologie per le città intelligenti. Rubate anche alcune strumentazioni come computer portatili il cui danno è in via di quantificazione. A scoprire quanto accaduto sono stati i dipendenti che questa mattina hanno aperto la sede. Gli uffici sono stati messi a soqquadro, alcune suppellettili danneggiate e sono sparite alcune attrezzature. Il personale della società ha avvertito i carabinieri che hanno avviato le indagini per risalire agli autori del raid.

Inchiesta ‘Tempio di Hera’: assolto vicepresidente della giunta regionale

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Il vicepresidente della giunta regionale della Calabria Filippo Pietropaolo è stato assolto dall’accusa di ricettazione perché il fatto non costituisce reato. Lo ha stabilito il collegio penale del Tribunale di Crotone, presieduto da Edoardo D’Ambrosio, a conclusione del processo scaturito dall’operazione “Tempio di Hera”. Si tratta di una indagine con la quale, nel gennaio 2017, carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio culturale di Cosenza hanno messo in luce un’organizzazione dedita allo smercio di reperti archeologici scavati illegalmente che portò ad indagare 52 persone. Pietropaolo era stato rinviato a giudizio per aver accettato una “moneta dei bretti”. La sentenza ha invece inflitto condanne ai tombaroli per il reato di associazione a delinquere finalizzata allo scavo illecito di reperti archeologici. Il Tribunale di Crotone ha condannato a cinque anni di reclusione Vincenzo Godano; tre anni per Francesco Salvatore Filoramo, Luca Filoramo, Vittoria Villirillo e Carmine Francesco Verterame; due anni sono stati inflitti a Francesco Arena. Assolti per non aver commesso il fatto Pasquale Antonio Fabiano, Salvatore Rocca, Carmelo Marino, Pasquale De Tursi; assolti perché il fatto non sussiste: Yvonne Maria Gallo, Luigi Lacroce, Leonardo Lecce, Michele Bisceglie, Mario Raso, Annibale Chiaravaloti. La sentenza è arrivata ad otto anni di distanza dall’operazione, periodo durante il quale alcuni dei principali indagati sono deceduti e quindi non sono più perseguibili.

Blizzard-Folgore. Società “serbatoio” della cosca gestite da imprenditore di Isola Capo Rizzuto trasferito a Bolzano

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Una vasta operazione anti ‘ndrangheta condotta dai carabinieri del ROS – con il supporto di stazioni e Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria” – denominata Blizzard – Folgore, ha portato all’arresto 17 persone tra Bolzano, Bologna, Crotone, Milano, Roma, Foggia, Salerno, L’Aquila ed in Svizzera. Sono accusate di associazione a delinquere di tipo ‘ndranghetista e altri reati, tutti con l’aggravante mafiosa. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Le indagini sono partite da un approfondimento della Procura di Trento su un imprenditore di 44 anni originario di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, che si era trasferito per un periodo nella provincia di Bolzano. L’uomo, si legge in una nota delle Procure di Catanzaro e Trento “ha fatto da collante per gli interessi della cosca di Isola Capo Rizzuto, avviando una serie di progetti imprenditoriali di natura criminale, basati prevalentemente sulla commissione di reati di natura economico/finanziaria“. Le attività investigative, condotte dai militari del Ros in collaborazione con il Centro operativo della Dia di Padova, hanno consentito di “accertare come, mediante strumenti di schermatura societaria, siano state gestite occultamente, attraverso prestanomi societari e figure professionali a ciò deputate, diverse società che hanno permesso di drenare denaro dell’economia reale verso le casse dell’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghestistico. Nello specifico gli indagati dotavano le loro società di crediti fiscali artatamente creati con lo scopo di trarne profitto dalla vendita diretta o dal loro utilizzo nel sistema delle compensazioni d’imposta. Le realtà economiche venivano concepite prevalentemente per essere assorbite in tutto o in parte da imprese con debiti erariali a cui si sottraevano mediante le indebite compensazioni dei crediti fittizi“. Il sistema impiegato era quello di “fusione per incorporazione”, ovvero per il tramite delle cosiddette “società serbatoio” che, puntualmente dotate di ingenti volumi di crediti d’imposta inesistenti, consentivano all’organizzazione di aggiudicarsi contratti di appalto a prezzi nettamente inferiori rispetto ai parametri di mercato. Nell’operazione sono stati sequestrati beni del valore di circa 50 milioni di euro. La consorteria, da quanto emerso, era retta secondo le tradizionali regole di ‘ndrangheta, con l’utilizzo di imprese legate al sodalizio quale strumento per favorire l’organizzazione e gli associati detenuti, il mantenimento dei contatti finalizzati alla trasmissione delle direttive operative da parte di uno degli esponenti di vertice mediante i colloqui carcerari e l’uso di strumenti di comunicazione introdotti all’interno della casa circondariale in cui era detenuto. L’elaborazione dei diversi esiti investigativi acquisti anche dalle Dda di Trento e di Venezia, svolto con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, e le indagini dirette dalla Dda catanzarese hanno portato a ricostruire i legami associativo-mafiosi dell’imprenditore ipotizzando l’appartenenza al locale di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Dalle indagini sono emersi anche casi di estorsioni e usura, oltre alla disponibilità della cosca di armi da guerra e comuni, alcune sequestrate durante le indagini. Oltre agli arrestati, 13 persone sono indagate in stato di libertà.

Taurianova. Truffa da 60.000 euro ad un vivaio: arrestato imprenditore reggino

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I Carabinieri della Stazione di Taurianova hanno arrestato un imprenditore accusato di truffa aggravata ai danni di un vivaio locale. L’uomo, titolare di un fioraio nel centro di Reggio Calabria, per più di un anno ha approfittato della buona fede del proprietario del vivaio, ottenendo piante e fiori ornamentali senza mai saldare il dovuto. La tecnica fraudolenta utilizzata consisteva nell’annullare i pagamenti effettuati tramite il POS facendo credere ai proprietari del vivaio che il pagamento fosse stato regolarmente eseguito. Il modus operandi del truffatore era infatti sempre lo stesso: presentarsi presso il vivaio, selezionare i prodotti voluti e, una volta in cassa, farsi consegnare il terminale POS. Solo allora entrava in azione il meccanismo della truffa con l’arrestato che, dopo aver passato la propria carta di credito sul terminale e stampato la ricevuta, distraeva il banconista il tempo necessario a digitare il codice di annullamento dell’operazione poco prima effettuata. Questo meccanismo, che l’uomo ha ripetuto per una quarantina di volte, gli ha consentito di ottenere beni dal valore di oltre 60.000 euro senza mai effettivamente pagare. Il proprietario del vivaio non si era accorto immediatamente dell’inganno; tuttavia, quando il volume delle transazioni annullate è aumentato ha iniziato a sospettare qualcosa di strano e ha richiesto una verifica delle operazioni. Solo a quel punto è emerso che il truffatore stava sistematicamente annullando i pagamenti effettuati con il POS, lasciando il negozio con merce di valore considerevole e senza alcun riscontro di pagamento. Immediata la segnalazione ai Carabinieri di Taurianova che, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Palmi Emanuele Crescenti e dal Sostituto Procuratore Letterio De Domenico, hanno deciso di cogliere sul fatto l’autore della truffa che, ignaro di essere stato scoperto, aveva contattato la vittima dicendosi interessato ad “acquistare” altre piante. Questa volta però, dietro al bancone ha trovato il Comandante della Stazione dei Carabinieri e i suoi uomini. Il GIP di Palmi ha convalidato l’arresto e ha disposto per l’imprenditore la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Una giornata all'Unical per scoprire le lauree magistrali

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L’Università della Calabria apre le porte agli studenti delle triennali per presentare l’offerta formativa delle lauree magistrali per l’anno accademico 2025/2026: martedì 1 aprile, dalle ore 10:00 alle 17:30, il Centro congressi dell’ateneo ospiterà, infatti, la giornata di orientamento “Ancora più scelte per il tuo futuro”, dedicata alla presentazione delle opportunità formative per proseguire gli studi di secondo livello all’Unical.