Notizie

ARRESTATO A COSENZA ANCHE IL SECONDO RAPINATORE DEL BAR

Written by Redazione

Dopo il primo arresto dello scorso 17 ottobre, i carabinieri hanno eseguito una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un quarantaseienne, con precedenti di polizia, ritenuto corresponsabile della rapina messa in atto il 10 ottobre a Cosenza ai danni di un bar. I militari sono riusciti a risalire all'identità del secondo presunto responsabile della rapina, attraverso l'analisi dei filmati della videosorveglianza dell'esercizio commerciale, da cui è emerso l'utilizzo di un'auto intestata alla moglie del presunto rapinatore. Un ulteriore indizio per le indagini è stato fornito dalla lite scoppiata tra i due autori della rapina per la spartizione del bottino. I due erano stati visti discutere animatamente cercando, entrambi, di arraffare quanto più denaro possibile dalla somma, provento della rapina.

COSENZA. SINDACO A GIUDIZIO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA

Written by Redazione

Il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, é stato rinviato a giudizio con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Lo ha deciso il Gup nell'ambito del procedimento penale sul fallimento della società "Ofin", di cui Occhiuto é stato amministratore fino al 2011. La bancarotta di cui é accusato ammonta a tre milioni di euro. La prima udienza del processo é stata fissata per il 2 aprile del 2020. Nell'ambito della stessa inchiesta la sorella di Occhiuto, Annunziata, è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione nella qualità di amministratore e legale rappresentante della "Ofin" da settembre a ottobre 2014, data del fallimento della società. È stata archiviata invece la posizione di Carmine Potestio, socio della Ofin ed ex capo di gabinetto del sindaco Occhiuto.

FURBETTI DEL CARTELLINO ALL'OSPEDALE DI PRAIA A MARE: TERAPISTA ASSOLTA, IL FATTO NON SUSSISTE

Written by Redazione

NOTA STAMPA
Nel primo pomeriggio di ieri, presso la Seconda Sezione Penale della Corte di Appello di Catanzaro, dopo una lunga camera di consiglio, si è registrata, nell’ambito della cd Operazione “Striscia” – furbetti del cartellino – condotta dalla GDF di Scalea, la prima assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste, in favore della sig.ra Maria Carmela Mariano, terapista presso l’Ospedale di Praia a Mare, originariamente imputata di concorso in truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio. Contrariamente alla richiesta di condanna del Procuratore Generale, sono state, invece, interamente accolte le articolate argomentazioni difensive illustrate dai difensori della donna, gli avvocati Francesco Liserre e Giancarlo Mariano del Foro di Paola. La vicenda ha avuto inizio il 28 settembre 2012, allorquando, l’allora Direttore del Distretto Territoriale Praia –Scalea, dell’ASP di Cosenza, presentava un esposto presso gli uffici della Guardia di Finanza di Scalea in cui rappresentava di nutrire dei sospetti in ordine al comportamento tenuto da alcuni dipendenti della sezione distaccata del Distretto ASP di Praia a Mare i quali, a dire dello stesso, non avrebbero rispettato l’orario di servizio ma si sarebbero recati presso la struttura in orari diversi da quelli programmati avvalendosi dei colleghi per timbrare il “badge”. Quest’ultimo chiedeva, pertanto, che fossero effettuati dei controlli al fine di riscontrare quanto dallo stesso ipotizzato. Detto esposto, unitamente a quello pervenuta dal Comando Guardia di Finanza di Cosenza ed afferente la medesima segnalazione, veniva trasmesso dalla PG alla Procura di Paola. L’attività di indagine si articolava nell’ acquisizione della documentazione prodotta dal denunciante e nell’effettuazione di circa 10.000 videoriprese per verificare le relative timbrature dei cartellini successivamente sempre l’allora direttore del distretto ospedaliero alla presenza di personale della GDF procedeva alla visualizzazione dei filmati registrati riconoscendo le persone ivi rappresentati. Successivamente, la signora Mariano, unitamente ad altri 23 coimputati, veniva rinviata a giudizio per i reati di concorso in truffa aggravata e concorso in interruzione di pubblico servizio. Gli avvocati Liserre e Mariano, espletavano complesse indagini difensive che dimostravano, agevolmente, l’effettiva presenza della loro assistita sui luoghi di lavoro e, pertanto, l’assoluta insussistenza dei reati contestati, indipendentemente dalle asserite irregolarità amministrative delle timbrature dei cartellini marcatempo. Inoltre, i difensori dell’imputata, evidenziavano, con un’articolata memoria difensiva, l’incompletezza delle indagini della Procura che, attestandosi su dati meramente ipotetici e congetturali, difettavano dei necessari riscontri finalizzati alla doverosa dimostrazione, al di là di ogni ragionevole dubbio, dell’effettiva assenza, della propria assistita, dai luoghi di lavoro; necessario presupposto per la configurabilità del reato di concorso in truffa aggravata. La signora Mariano, da sempre forte della sua assoluta innocenza, a mezzo degli avvocati Liserre e Mariano chiedeva, diversamente dagli altri 23 imputati che sceglievano il rito ordinario, di essere giudicata, dal GUP di Paola, con rito abbreviato. A seguito di tale giudizio, la stessa veniva assolta dal reato di interruzione di pubblico servizio e condannata, tuttavia, alla pena di mesi due, giorni venti di reclusione ed euro 80,00 di multa, previa riqualificazione dell’originaria contestazione di truffa aggravata in tentativo di truffa semplice. Ieri, dopo una lunga camera di consiglio, la Corte di Appello di Catanzaro, accogliendo pienamente le tesi difensive degli avvocati Liserre e Mariano, ha assolto Maria Carmela Mariano, anche dal reato di truffa, perché il fatto non sussiste, ai sensi del primo comma dell’art. 530 del codice di rito. Dopo un tormentato stillicidio, giudiziario e mediatico, durato diversi anni, un’onesta e irreprensibile lavoratrice ha ottenuto la tanta agognata e meritata Giustizia.

ROSETO CAPO SPULICO. SVENTATO FURTO AD AZIENDE AGRICOLE: ARRESTATO 32ENNE ROMENO

Written by Redazione

I finanzieri della Tenenza di Montegiordano, nel cosentino, hanno arrestato un cittadino romeno di 32 anni con l'accusa di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso di un controllo sulla Statale 106 a Roseto Capo Spulico, hanno intimato l'alt ad un mezzo pesante e un'auto che viaggiavano a poca distanza l'uno dall'altra. I due a bordo del camion hanno fermato il mezzo e sono scesi facendo perdere le proprie tracce nella campagna circostante. Il conducente della macchina è stato bloccato perché dopo una pericolosa inversione ha imboccato una strada senza uscita. All'interno del camion e della vettura, entrambi risultati rubati, i finanzieri hanno trovato un mini-quad e quattro fusti in metallo, da 300 litri ciascuno, cinquanta taniche di grossa capacità, una motopompa, tre passamontagna e diversi arnesi da scasso. Gli attrezzi, con ogni probabilità, sarebbero serviti per rubare gasolio in aziende agricole della zona.

IRACHENO COLPITO DA MANDATO DI CATTURA EUROPEO: ARRESTATO A COSENZA

Written by Redazione

Personale della DIGOS della Questura di Cosenza, in collaborazione con l’Ufficio Immigrazione, ha arrestato un cittadino iracheno di 31 anni, colpito da mandato di cattura europeo. L’uomo, appartenente ad un’associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina e ricercato su tutto il territorio dell’Unione Europea, dovrà espiare la pena di anni 12 di reclusione. E’ stato associato presso la casa circondariale di Cosenza a disposizione dell’A.G.

SANT’ILARIO DELLO JONIO: I CARABINIERI ARRESTANO DUE PERSONE DI SAN LUCA PER COLTIVAZIONE DI DROGA

Written by Redazione

I carabinieri, insieme allo squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno arrestato due persone di San Luca, nel reggino, di 29 e 33 anni, con precedenti di polizia, con l’accusa di coltivazione continuata ed aggravata di un’ingente quantità di marijuana, dopo la piantagione già rinvenuta nel mese di giugno. I militari, nel corso di un rastrellamento all’interno di un’area demaniale, hanno scoperto una coltivazione di marijuana, occultata fra la vegetazione, composta da oltre 300 piante. I due provvedevano alla concimazione, all’irrigazione ed alla coltivazione delle piantine messe a dimora. Il 29enne è stato tradotto nel carcere di Locri, mentre il 33enne è stato posto ai domiciliari.