C’è un falso storico – rappresentato dal pericolo di una inesistente invasione straniera e la natura sostanzialmente delinquenziale del fenomeno migratorio – nella narrazione quotidiana di parte della politica italiana; motivato da legittimo tornaconto elettorale. È noto che sull’immigrazione le percezioni dell’opinione pubblica, sono erroneamente indipendenti da effettivi numeri degli immigrati e dalla loro – falsa - predisposizione al crimine (stranieri tutti inclini al crimine mentre gli italiani, creatori ed esportatori mondiali delle peggiori “mafie”, tutti buona gente). Così come è altrettanto noto che non bastano i dati oggettivi a smentire percezioni radicate in una parte degli elettori; soprattutto quando le classi dirigenti abdicano al proprio ruolo che sarebbe quello di riportare la discussione alla realtà, al ragionamento, all’ assunzione di responsabilità. Gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne all’Ue - dati Frontex - sono stati nel 2025 circa 180mila, nel 2016 510mila: di fatto non c’è alcuna invasione straniera regolare o regolarizzata. I residenti nei Paesi dell’Ue erano 445milioni nel 2016 e sono diventati 451milioni nel 2025. Di fatto il numero dei residenti regolari extra Ue ha compensato il saldo demografico negativo: non è in corso alcuna invasione di clandestini, lo certificano anche gli ultimi dati diffusi a ferragosto dal Viminale: sic et simpliciter. E non c’è inoltre alcuna emergenza criminale legata alla popolazione straniera: in Italia su 100 crimini denunciati 76 sono commessi da Italiani. In Europa, dove i morti superano i vivi e gli ultrasessantacinquenni diventeranno nel 2050 tre su dieci (in Italia uno su tre), l’immigrazione regolare è l’unica risorsa in grado di contrastare l’estinzione demografica ed economico-sociale. Descriverla come una calamità biblica e non come una necessità esistenziale è una sciocchezza, un’operazione di basso lucro elettorale. Il vero problema non è l’immigrazione ma l’emigrazione; di giovani, di talenti, di cervelli. Tra il 2011 e il 2024 sono espatriati circa 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni per gran parte laureati. Contrariamente a quanto si pensa, quasi il 50% di chi parte proviene dalle regioni del Nord Italia (Lombardia e Nord-est in testa), mentre un terzo (circa il 35%) arriva dal Mezzogiorno. Un Paese che perde i giovani non ha futuro. Si dovrebbe avere una politica immigratoria equilibrata, necessaria ad istituire canali funzionanti di immigrazione regolare. Si dovrebbe riflettere sulla sceneggiata dei decreti flussi, avere il coraggio di non affidare a nazioni come .Libia, Tunisia, Marocco la gestione dei flussi dato che trattengono o riversano sulle coste europee migliaia di disperati per loro tornaconto; evitare di continuare a pagare il ricatto migratorio degli Almasri di turno e di firmare Patti Europei sulle migrazioni nati morti perché le politiche migratorie sono di competenza nazionale, altro che …rincorrere gli scafisti in tutto il globo terracqueo. Ed infine dovremmo smettere di negare le ipocrisie anti-migratorie che accomunano, purtroppo, molti Paesi Ue. E’ in questo contesto ipocrita che si inserisce la richiesta della Germania all’Italia - subito seguita da Finlandia, Svezia, Austria, Olanda, Svizzera - di riprendersi una parte di quelle decine di migliaia di stranieri giunti irregolarmente in Italia e che ogni anno defluiscono verso altri Paesi Ue. Si è correttamente invocato a gran voce la protezione internazionale a quell’Europa per la quale si annunciava “la fine della pacchia”. Il populismo, per sua natura, si nutre di farlocche narrazioni, errate emozioni e stupide esigenze di individuare un nemico e dotarsi di un capo, se non di un duce. Mentre una democrazia compiuta avrebbe bisogno di meno liti, maggiore riflessione e realtà, non narrazioni.
Abbiamo un problema: ma non è l’immigrazione, le considerazioni del Dirigente Scolastico Capria
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