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Gioiosa Jonica: l’odore di marijuana attira i Carabinieri

Domenica mattina, nell’ambito dei servizi di pattuglia finalizzati al controllo del territorio, i Carabinieri della Stazione di Gioiosa Jonica hanno arrestato per produzione e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio Agostino Giuseppe.

 

Il venticinquenne incensurato aveva realizzato all’interno della sua abitazione sita nel centro abitato di Gioiosa Jonica un vero e proprio laboratorio finalizzato alla produzione e alla vendita di marijuana. I Carabinieri della locale Stazione unitamente ai Cacciatori di Calabria, attirati dal forte odore di marijuana che si propagava lungo le vie limitrofe hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione rinvenendo in cantina 19 piante di marijuana, fertilizzanti, e lampade alogene nonché 2 buste contenenti circa 300 gr di sostanza stupefacente già essiccata e 16 munizioni a pallini illecitamente detenute. Il giovane è stato arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.

Locri: sfruttamento e favoreggiamento immigrazione clandestina: denunciati gestori attività private e commerciali

I Carabinieri di Locri, hanno denunciato tre gestori di attività private e commerciali, nell’ambito di mirati controlli finalizzati al contrasto dei reati in materia di sfruttamento e favoreggiamento all’immigrazione clandestina, per i reati di omessa comunicazione degli alloggiati, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

 

In particolare, i militari della Compagnia di Locri e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, con il supporto di personale dell’ufficio di igiene e sanità pubblica dell’ASP di Reggio Calabria, hanno comprovato la presenza di 9 stranieri di origine Africana, impiegati per bracciantato agricolo, che vivevano all’interno di alloggi fatiscenti, in contrada Caruso del Comune di Locri, ove insisteva l’ex albergo “Hotel King”, in condizioni igienico sanitarie precarie, privi di riscaldamento, acqua corrente ed energia elettrica. Denunciati, in questo caso, i due gestori, fratello e sorella degli immobili.

A seguito di altro controllo, invece, i militari hanno scoperto che un noto imprenditore agricolo del posto subaffittava illecitamente la propria abitazione, sita nel cuore di Locri, in precarie condizioni igienico sanitarie, ad 8 soggetti extracomunitari suoi lavoratori dipendenti, decurtando il canone di locazione direttamente dal loro salario.

I controlli dell’Arma proseguiranno senza sosta, concentrandosi nelle aree particolarmente colpite dal fenomeno dell’immigrazione, con particolare attenzione alle zone prevalentemente agricole, ai casolari abbandonati o alle strutture alberghiere dismesse.

Come sempre rimane puntuale la risposta dell’Arma dei Carabinieri, quotidianamente impegnata nella prevenzione e nel contrasto dell’illegalità nel territorio della Locride.

Gioia Tauro. Controlli prevenzione reati territorio: sequestrati 10 kg sostanze stupefacenti, armi e munizioni

Una vera e propria task force costituita da oltre 70 Carabinieri, a Gioia Tauro, con l’obiettivo di controllare l’intero territorio della Piana anche attraverso rastrellamenti per la ricerca dei rifugi utilizzati da malviventi per nascondere armi, munizioni o droga, abitualmente occultati.
È infatti prassi consolidata, in uso alla criminalità operante nel reggino occultare all’interno di fondi agricoli o abitazioni abbandonate cose pertinenti al reato per poi essere recuperate al momento del bisogno.

 

In tale contesto, tra i comuni di Palmi, Seminara e San Procopio, i militari dell’Arma territoriale unitamente allo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” hanno rinvenuto all’interno di due ruderi abbandonati un contenitore metallico contenente 260 munizioni cal. 7,62 di presumibile produzione russa, una pistola priva di matricola e 350 munizioni per pistola e fucili di vario calibro.
A San Procopio, invece, nei pressi del cimitero, gli operanti hanno rinvenuto un sacco con all’ interno circa 7 chilogrammi di cocaina e 6 di marijuana complessivi, divisi in vari pacchi da un chilogrammo ciascuno.
Nel medesimo contesto operativo, i Carabinieri delle Stazioni di Gioia Tauro e San Ferdinando, hanno riscontrato la presenza in area demaniale, nelle vicinanze del lungomare di Gioia Tauro, di diverse roulotte ed autovetture parcheggiate, che da un controllo più approfondito, sono state ricondotte a soggetti accampati da qualche giorno nella zona, molti dei quali risultati tra quelli che si erano allontanati lo scorso ottobre dall’area industriale di San Ferdinando a seguito dei controlli di polizia.
Diverse anche le violazioni riscontrate in tema di normativa anti – covid, in merito alle basilari regole che ormai tutti conosciamo, quali il distanziamento sociale o l’utilizzo dei D.P.I. ma che a causa dei continui atteggiamenti irresponsabili di molti e sicuramente non dettati dal buon senso, ancora non vengono rispettate.

Caporalato e ‘ndrangheta: 9 arresti nella Piana di Gioia Tauro

Si chiama “Rasoterra” l’operazione condotta dalla Polizia nella Piana di Gioia Tauro con il coordinamento della Procura di Palmi contro il ‘caporalato’ che ha portato all’arresto di 9 persone, 3 in carcere e 6 ai domiciliari. I fermati sono ritenuti responsabili in qualità di datori di lavoro, caporali e faccendieri di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e intestazione fittizia di beni.

L’inchiesta ha fatto piena luce su alcune vicende di grave sfruttamento lavorativo nelle campagne della Piana di numerosi migranti di origini subsahariana alloggiati nella baraccopoli di San Ferdinando, smantellata nel mese di marzo 2019.

Approfittando del loro stato di estremo bisogno economico, gli indagati li destinavano al lavoro nei campi in condizioni di sfruttamento.

Anche sotto la pioggia, la loro paga era di 50 centesimi per ogni cassetta di agrumi raccolta. Perno del sistema di sarebbe l’imprenditore Filippo Raso, ritenuto vicino alle cosche di ‘ndrangheta Piromalli e Molé.

Reggio Calabria. Brogli elettorali: nuovo arresto per Castorina

Nuovo arresto per il consigliere comunale di Reggio Calabria Antonino Castorina. La Polizia ha eseguito un’ordinanza cautelare a carico di 6 persone nel secondo troncone dell’inchiesta sui brogli elettorali alle elezioni comunali del 20 e 21 settembre 2020 a Reggio.

Il gip Stefania Rachele ha disposto cinque arresti domiciliari e una misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico. Sono accusati di diverse ipotesi di alterazione del voto, falsità ideologica in atto pubblico ed abuso d’ufficio. Si tratta dei soggetti che avrebbero aiutato il consigliere comunale nel reperire le copie delle tessere elettorali che poi sono state utilizzate per far risultare il voto degli anziani che non si sono mai recati al seggio L’indagine è il risultato dei riscontri alle dichiarazioni del presidente di seggio Carmelo Giustra, arrestato a dicembre assieme a Castorina. Nell’inchiesta è indagato in stato di libertà anche Demetrio Delfino, assessore dell’attuale Giunta comunale.

“Questo è un secondo passaggio che nasce dallo sviluppo investigativo dalle dichiarazioni di Giustra Carmelo che ci ha consentito di ricostruire quello che è avvenuto all’interno dell’entourage di Castorina. La Digos ha verificato documentalmente quello che è avvenuto nella fase precedente”.

Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa.

“Vediamo il coinvolgimento non solo di Castorina ma anche di una serie di soggetti a lui vicini”. Il riferimento è allo zio dell’esponente politico, Giuseppe Saraceno, e ai componenti della sua segreteria: Simone D’Ascola, Francesco Laganò e Antonio Fortunato Morelli. “C’è un quadro delittuoso ben più ampio e l’indagine non si è conclusa” ha detto ancora Bombardieri parlando di quella che definisce “la macchina organizzativa dell’indagato Castorina” e di “arroganza delle condotte”. Per il procuratore si è trattato di “un articolato sistema. Castorina ben prima si era illegittimamente proposto ed era stato ammesso come componente della commissione elettorale comunale, cioè quella che procede alla nomina degli scrutatori. Nomina che avveniva secondo i suoi desiderata. Vi è una macchina che ha creato le condizioni per cui Castorina ha potuto porre in essere le sue azioni delittuose“.

Il Procuratore ha poi parlato anche dell’iscrizione nel registro degli indagati di Demetrio Delfino, precisando che quella dell’assessore comunale, all’epoca presidente del Consiglio, è stata “una condotta attiva di ratifica dell’auto-nomina di Castorina come componente della commissione elettorale. Nessuno in commissione ha mai rilevato che la presenza di Castorina non fosse legittimata dall’elezione del Consiglio comunale. Questo perché non erano a conoscenza, per sciatteria, perché connivenza o perché dolosamente partecipavano a questo tipo di organizzazione. Questo lo stiamo accertando. Le condotte che noi abbiamo accertato nel dicembre 2020 non sarebbero state possibili se non inserite in un disegno più articolato”.

“Siamo di fronte a un sistema – ha sottolineato il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni che, con i pm Paolo Petrolo e Nunzio De Salvo ha coordinato le indagini della Digos – che nasce non nell’immediatezza delle elezioni ma nasce prima, nel 2018. Un sistema che non è stato contrastato da chi poteva farlo. Abbiamo anche notato che, mentre fino a un determinato momento, la commissione indica il sorteggio per la nomina degli scrutatori, quando interviene Castorina scompare la parola ‘sorteggio’ e gli scrutatori vengono nominati su indicazioni del consigliere comunale. Il secondo sistema è quella della nomina dei presidenti supplenti attraverso una delega illegittima da parte del sindaco che noi non troviamo agli atti ma solo in un telefono”.

“Spero che quest’attività che in qualche modo lascia disorientato il corpo elettorale – ha detto il Questore Bruno Megale – possa restituire dignità alla città stessa. Queste cose minano la fiducia che i cittadini hanno verso le istituzioni democratiche“.

Gioia Tauro: controlli anti-caporalato dei Carabinieri, denunce e maxi sanzioni

Continuano i controlli dei Carabinieri, volti al contrasto del fenomeno del caporalato particolarmente diffusa nel territorio della piana di Gioia Tauro, quale forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera nel lavoro dipendente senza alcuna garanzia sanitaria o legale.

In tale quadro, nei giorni scorsi, a San Ferdinando e Laureana di Borrello, i militari delle locali Stazioni con il supporto dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, hanno denunciato per omessa sorveglianza sanitaria, il titolare di un’impresa agricola sita a Rizziconi, precisamente in Contrada Alimastro, 45enne del posto, per aver riscontrato all’atto del controllo, la presenza di un lavoratore privo della regolare documentazione sanitaria poiché non sottoposto alla prevista visita medica.
A Rosarno, invece, gli uomini dell’Arma, nel corso di un’ispezione ad altra azienda locale, presso Contrada Sorrenti, hanno identificato quattro lavoratori dipendenti extracomunitari, con contratto irregolare. Contestata, in questo caso, al proprietario, 50enne del posto, una “maxi sanzione” per violazioni alla normativa contro il lavoro sommerso, per un importo complessivo di circa 15.000 euro.

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